
Il mio primo vero contatto con l’ambiente degli scrittori risale all’ormai lontano 1998.
Ero un fagiolo di ingegneria elettronica e mio padre mi aveva appena regalato un computer dotato di un velocissimo modem a 56kb/s; fischiava e gracchiava a volume talmente alto che i ragazzi del terzo piano riuscivano a stabilire il momento esatto in cui ci collegavamo da pian terreno.
Data la lentezza e il costo della connessione a consumo, lo usavamo principalmente per scaricare le email, e per le rare riunioni in diretta dei nostri newsgroup.
Mi ero iscritta a un newsgroup di fantascienza in cerca di consigli, senza sapere che molti degli iscritti erano scrittori e traduttori di fantascienza. Dire che questi tirassero l’acqua al proprio mulino è un eufemismo: Asimov? Sopravvalutato. Clarke? Noioso. Dick? incomprensibile. La Le Guin? Una donna che scrive fantascienza, figuriamoci! La Kress? Ha scritto du’ robine, tra un paio d’anni nessuno ricorderà neppure che sia esistita.
Comprai un libro che mi consigliarono: se era meglio di Asimov, Clarke e Dick doveva essere fantastico. Delusa, cercai di regalarlo a chiunque incontrassi, ma a nessuno interessava. Ci riuscì soltanto due mesi dopo: aveva una bella carta spessa e porosa e una mia collega si era appassionata ai lavori con la carta pesta.
Fu il primo e l’ultimo consiglio del gruppo che seguì. Continuai a frequentarlo, non più per capire che libri cercare, ma per capire quali evitare.
Dopo un settimana decisero di fare una riunione via telnet per salutare i nuovi iscritti. Io non avevo mai usato telnet e mi collegai il giorno prima dell’appuntamento, per verificare di averlo configurato correttamente.
Il caso volle che proprio in quel momento lo configurasse anche un ingegnere, neolaureato alla mia stessa università e al mio stesso corso. Iniziammo a parlare dei professori e continuammo a parlare di libri; poco tempo dopo entrambi ci stancammo del newsgroup e per anni non ebbi più nessun contatto con gruppi di scrittori, anche se rimasi in contatto con l’ingegnere appassionato del ciclo de La Fondazione.
Parecchi mesi dopo seguii il consiglio dei colleghi e mi decisi ad incontrare il mio amico di telnet: sicuramente vederlo di persona mi avrebbe fatto rinsavire, cancellando la cotta furibonda che avevo sviluppato per uno più grande di me e ‘di cui neppure conoscevo la faccia’.
Devo dire che non funzionò proprio come avevano previsto, dato che ora siamo sposati ed abbiamo una figlia, ma questa è un’altra storia.